Breve cenni
Storici
L’odierna Campomarino è posta su una piccola
altura a 52m s.l.m. desinente con
un’appendice a forma di piccolo sperone verso
settentrione, dove doveva concentrarsi per la
maggior parte l’area abitata nel Medioevo.
Con ogni probabilità il limite meridionale
della così detta “ città vecchia ” era
costituito dalla sede stradale della S.S.
Adriatica n. 16, che, prima della costruzione
dell’attuale variante a valle, costeggiava il
vecchio borgo extra moenia, e se entrava,
come pure appare possibile, nel centro
abitato, lo lambiva per proseguire verso
Nuova Cliternia e Serracapriola.
La cittadina si distende oggi verso
mezzogiorno, soprattutto nel settore compreso
fra la vecchia statale Adriatica n. 16 e la
strada per Portocannone, su una superficie
abbastanza vasta, con un tessuto urbano ed
una viabilità che seguono gli schemi
geometrici rettangolari comuni a tutti i
centri abitati che oggi sono interessati da
una intensa espansione edilizia.
Il sito era un tempo “malarico” per il
ristagno delle acque nella zona bassa, dove
oggi corre la nuova camionabile e la
ferrovia, ma ai nostri giorni si presenta
salubre e ricco di panorami bellissimi.
Verso sud si nota il dolce declivio che sale
verso i primi rilievi dell’ Appennino
molisano, ricchi di vegetazione e di
coltivazioni, fra cui, più abbondanti,
l’ulivo, il frumento, la vite e i frutteti.
Verso est si apre l’ampia pianura che
raggiunge il fiume Fortore, fra il mare
Adriatico e le colline di Chieuti e
Serracapriola.
Ad ovest, oltre il Biferno, si scorge l’altro
sperone su cui sorge Termoli, che si protende
nel mare.
Infine a nord si distende a perdita d’occhio
il mare Adriatico, azzurrissimo per la
maggior parte dell’anno, che mostra a breve
distanza, quasi sottocosta, come gemme
incastonate, le isole Tremiti, di cui si
possono distinguere persino le case nei
giorni limpidi e pieni di sole.
A meno di un chilometro, verso Termoli, il
suo agro è delimitato, come si è detto, dalla
valle in cui scorre il Biferno, l’antico “
Tifernus ”, che, dopo la costruzione della
diga del Liscione, a circa 18 chilometri a
monte, ha perso molto della sua portata
nell’ultima parte del suo percorso in
prossimità del suo sbocco in mare.
Un tempo la situazione era molto diversa; gli
storici antichi lo ricordano come un corso
d’acqua che dava amenità e ricchezza ai
luoghi che attraversava; era ricco di acque
sia d’inverno che d’estate e vi si potevano
pescare abbondantemente anguille e trote, non
solo nei pressi di Boiano e delle altre
sorgenti del Matese (come tuttora avviene),
ma anche lungo i circa 80 chilometri del suo
corso, soprattutto nei pressi della foce e
della nostra cittadina, dove si poteva
traghettare con la “ scafa ”.
Il Fraccacreta tenta di spiegarci l’origine
del nome “ Tifernus ” ipotizzando che così “
fu detto forse da’ grand’elci intorno, come i
monti Tifati ”.
Campomarino attualmente conta 5725 abitanti,
appartiene alla regione Molise dal 1811 ed è
inquadrata nella provincia di Campobasso da
cui dista 67 chilometri.
I comuni confinanti sono: Termoli a
Nord-Ovest, (Km. 6), Portocannone a Sud (Km.
5).
La Diocesi da cui dipendeva era quella di
Larino, che dista Km. 30 a Sudovest ad oggi,
le due diocesi, Termoli e Larino, sono state
riunite in una unica di Termoli-Larino, con
la sede in Termoli.
L’abitato si distende su una grande
piattaforma prospiciente il mare, di origine
Pleistocenica (Pleistocenico Inferiore, Post
Calabriano, Calabriano terminale) la cui
roccia è costituita dai così detti “
conglomerati di Campomarino ” formanti
depositi di terrazzi marini in cui sono
evidenti elementi calcarei grandi e medi,
grossolanamente stratificati, poco cementati
(cemento calcareo o argilloso) con
intercalazioni sabbiose ed argillose e
numerose concrezione biancastre.
Si rinvengono pure ciottoli calcarei
arrotondati di dimensioni variabili.
Nelle vicinanze inoltre (scavo sul terrazzo
che si affaccia sulla Statale 16) si devono
mettere in rilievo depositi marini più
recenti.
Qui la stratificazione è più netta, gli strati
sono di spessore più sottile, le argille
presentano diverse colorazioni.
Ciò starebbe a significare la fine del ciclo
sedimentario marino per il progressivo ritiro
delle acque durante la regressione
post-Calabriana ed il passaggio a formazioni
continentali
Pur disattesa da autorevoli storici, la
leggenda vuole che la fondazione di
Campomarino sia attribuita a Diomede, di
ritorno dalla famosa guerra di Troia,
analogamente a quanto è avvenuto per altri
centri della Daunia (non bisogna dimenticare
che le isole Tremiti sono dette anche
Diomedee, essendovi sepolto, "secondo la
leggenda", l'eroe Diomede e che allo stesso
modo sono chiamati i volatili che stazionano
nell'isola).
Recenti ricerche, condotte dall'Archeoclub
regionale, hanno consentito il ritrovamento
di numerosi reperti di epoca preistorica e
protostorica, risalente sopratutto all'età
del bronzo, su una vasta area in località
Difensuola (nei pressi di Campomarino),
relativi alla presenza di un villaggio
stanziale, prospiciente il mare, ma non
collegato in alcun modo con esso.
I reperti rinvenuti, (fibule, vasi, strumenti
litici, aghi per filatura, bracieri, sezioni
di pavimento e di intonaco della capanne,
tracce di fori per la fuoriuscita dei pali
delle capanne stesse ecc.) fanno del
ritrovamento protostorico di Campomarino,
risalente a circa 3000 anni or sono, uno
degli esempi più significativi della presenza
dell'uomo primitivo nel Molise.
Risulta incomprensibile l'assenza di una
necropoli, che al momento non è stata
rinvenuta.
Segni di stabile presenza umana sono
rilevabili sino al VI secolo a.c., dopodichè
la popolazione iniziò a scegliere stili più
idonei nello stesso odierno territorio
comunale.
Varie ipotesi, in età storica, sono state
avanzate sulla presenza e consistenza di un
abitato ove sorge ora Campomarino.
Va acquistando sempre maggiore credibilità
quella relativa all'identificazione con la
romana Cliternia.
Esisteva in epoca longobarda, Campomarino.
Intorno all'XI secolo l'ordine dei templari
vi contava vari possedimenti. Un certo lustro
fu dato al centro dal conte Manelfrido che
nel 1503 partecipò alla battaglia di
Civitate, combattuta tra le milizie del Papa
Leone IX ed i normanni, che ebbero la meglio.
Nel periodo normanno il luogo rientrava nei
confini della Contea di Loritello. La sua
storia fu successivamente dominata dai vari
passaggi a famiglie feudali e da varie
disavventure: terremoti, pestilenze e
devastazioni di truppe avverse. Nel XV secolo
una colonia di Albanesi vi fu inviata dagli
Aragonesi. La Famiglia di Sangro chiuse la
serie dei titolari del feudo.
Distrutta più volte durante le invasioni
barbariche, riuscì a risorgere ed a divenire
centro di primaria importanza longobarda e
normanna. Il paese oggi sorge su un piccolo
sprone alla destra della foce del fiume
Biferno. La storia ci tramanda che nel 1466
fu raggiunto da Albanesi in fuga dai Turchi,
e conserva di quella popolazione antichi usi
ed un tipico dialetto. Correvano gli anni che
vanno dal 1461 al 1470, Giorgio Castriota
Skanderberg (principe di Krujia Albania),
inviò un corpo di spedizione di circa 5.000
albanesi guidati dal nipote Coiro Stresio in
aiuto a Ferrante I d'Aragona nella lotta
contro Giovanni d'Angiò. Le popolazioni
quindi, ed anche Campomarino, subirono quella
che fu nella storia delle colonie albanesi in
Italia, la terza migrazione. Per i servizi
resi, furono concessi al principe Skanderberg
diritti feudali su Monte Gargano, San
Giovanni Rotondo e Trani e fu concesso ai
soldati e alle loro famiglie di stanziarsi in
ulteriori territori. I coloni albanesi
rifondarono le terre e vissero convivendo
pacificamente per lungo tempo con la
popolazione locale.
